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Il controllo dei fusibili

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Categoria: Procedure

Sono numerosi, colorati e di diverse dimensioni, i fusibili sono componenti molto comuni con cui tutti quelli che si cimentano nell'autoriparazione devono avere necessariamente a che fare. Vediamo in questo semplice e breve articolo quali sono gli aspetti più delicati di cui tener conto.

I fusibili servono ad interrompere un'alimentazione di corrente qualora questa superi una determinata soglia di corrente. Generalmente questo assorbimento eccessivo ed anomalo può essere causato o da un cortocircuito verso massa, oppure da un funzionamento anomalo del componente alimentato dal fusibile.

In molti casi i fusibili sono dotati di specifici punti per la misurazione della loro continuità. Questi punti consentono l'inserimento dei puntali del multimetro:

 

Figura: Punti per la misurazione della continuità del fusibile

Utilizzando il multimetro è possibile controllare la bontà del fusibile sia misurandone la resistenza (continuità), che la tensione ai suoi capi.

Il primo metodo è generalmente da evitare per almeno due motivi:

1. Per misurare la resistenza è necessario disalimentare l'impianto di modo che la corrente circolante non vada ad inficiare la misurazione; Questo richiede lo stacco della batteria o del relè principale in quanto allo spegnimento delle centraline non sempre coincide la disalimentazione totale dell'impianto.

2. La misura della resistenza in mancanza di passaggio di corrente non necessariamente mostra anomalie anche se queste sono presenti. Osservate ad esempio i due fusibili in figura:

 

Figura: Punti per la misurazione della continuità del fusibile

Il fusibile di sinistra presenta una evidente ossidazione della piedinatura mentre quello di destra è intatto. Misurando la resistenza ai capi dei due piedi sulla testa non è possibile riscontrare alcun difetto in quanto la resistenza misurata sulla testa del fusibile non comprende i piedini che invece risultano ossidati. Inoltre, come accennato in precedenza, spesso la resistenza prodotta da un'ossidazione si evidenzia solo al passaggio di un'importante flusso di corrente, mentre il multimetro ne genera solo pochi mA per la misura.

Dunque è sempre meglio estrarre i fusibili per il loro controllo di modo da poterne verificare visivamente le condizioni. Questo produce anche un altro effetto positivo: estraendo il fusibile dalla propria basetta si raschia quello strato di ossidazione formatosi con il tempo che potrebbe causare il difetto.

Esiste poi un altro metodo più "tecnico" ed elettricamente valido per fare questa misurazione, quello di misurare la tensione presente sui fusibili e compararla alla tensione presente sulla batteria. Non dimentichiamo infatti che la legge di Ohm ci dice: V=R x I

Figura: Misura della tensione presente sul fusibile

Cioè la caduta di tensione è proporzionale alla resistenza, ma anche, ed in questo caso soprattutto, al passaggio di corrente! Quindi la presenza di una resistenza dovuta ad un'ossidazione dei PIN è molto più evidente e produce effetti molto più gravi tanto più è la corrente che passa attraverso quel fusibile.

Facciamo un esempio: se la resistenza causata dall'ossidazione è di 3 Ohm e la corrente assorbita è di 0,1 Ampere, la caduta di tensione è di "soli" 0,3 Volt. Se l'assorbimento aumenta la caduta di tensione fa altrettanto. Con un assorbimento di 1 Ampere la caduta di tensione risulta molto evidente in quanto è di 3 Volt.

In sostanza misurando la caduta di tensione rispetto alla batteria con l'impianto alimentato e tutte le utenze attive (e quindi durante il passaggio di molta corrente) è possibile rilevare l'eventuale ossidazione in maniera molto semplice ed evidente!

Guardiamo l'esempio qui di seguito. Fa riferimento al controllo della caduta di tensione lungo i fili che alimentano i fari anabbaglianti di una Fiat 500L:

 

Figura: Misurazione della caduta di tensione. Sul PIN 3 si nota la tensione di 10,5Volt che è inferiore di ben 2 Volt rispetto a quella presente sulla batteria.

In Questo, caso misurando a fari accesi, la tensione sul Pin 3 risulta inferiore di ben 2 Volt rispetto alla tensione misurata sulla batteria ed ai capi del precedente fusibile. E' evidente quindi che fra il punto "A" in cui entra il cavo di alimentazione, ed il punto "3", c'è un assorbimento anomalo.

In sostanza il nostro suggerimento è quello di osservare visivamente i fusibili, estraendoli dalla loro basetta e controllando l'integrità dei piedini. Quindi qualora non si riscontrano difetti si consiglia di eseguire la verifica delle cadute di tensione direttamente in Volt facendo in modo che l'impianto sia nelle condizioni di massimo assorbimento.